2018/11/07

1968/11/07: Il resoconto del volo di Schirra, Eisele e Cunningham sulle pagine di "Epoca"

Nell'edizione uscita il 7 novembre 1968 in edicola, il settimanale "Epoca" analizza la missione di Apollo 7. Scansioni tratte dalla collezione personale di Gianluca Atti.



APOLLO Tutto bene, però…

Il successo della missione Apollo 7 è stato pieno e incontestabile; 163 rivoluzioni intorno alla Terra, 6 milioni e 950 mila chilometri percorsi, raggiunto il cento per cento degli obiettivi dichiarati (in precise pagine a stampa distribuite otto giorni prima del volo), battuti tutti i record di durata nello spazio. Ma il pubblico, che ha seguito istante per istante l’impresa di Schirra, Eisele e Cunningham attraverso uno straordinario e apertissimo sistema d’informazioni, si è reso subito conto che i tre erano lassù non tanto per conquistare primati, quanto per dare una risposta decisiva alla realizzabilità della “via americana” per la conquista della Luna. Adesso, dopo il trionfo, e dopo tutte le ansie che il volo ha procurato, è possibile stendere le linee principali di un bilancio.

  • La Luna è più vicina. Così è stato scritto, ed è esattissimo. La missione dell’Apollo 7 ha avuto la stessa durata – quasi undici giorni – di un volo lunare, e questo dimostra che la capsula è idonea a ospitare per tutto quel tempo i tre astronauti che esploreranno il nostro satellite naturale. Idonea per capienza (ci si può alzare in piedi, a turno; non si è “in scatola” come nei precedenti veicoli americani), per attrezzature, per manovrabilità.
  • Una “guida” facile. L’esperimento più valido compiuto dall’Apollo 7 è stato il rendez-vous, l’appuntamento con il secondo stadio del Saturno rimasto in orbita dopo il lancio. La capsula Apollo, dotata di un motore principale per accelerare (o rallentare) e di piccoli motori direzionali, è stata pilotata, anche manualmente, in modo perfetto: è uscita dalla sua orbita, si è collocata su quella del bersaglio, lo ha raggiunto e, volendo, lo avrebbe anche potuto “toccare” fisicamente. L’esercitazione era basilare per il viaggio sulla Luna, nel corso del quale la capsula Apollo si ricongiungerà con il veicolo da sbarco lunare, al bordo del quale ci saranno due piloti.
  • La vita a bordo. È stata comoda, tutto sommato, anche se qualche irregolarità si è manifestata nei primi giorni. Si è avuto un guasto al climatizzatore (subito riparato da Schirra), che avrebbe potuto essere estremamente pericoloso, e un eccesso di condensazione di vapore in qualche zona della capsula. Questi inconvenienti forniscono preziosa materia di esperienza per i voli futuri, il più vicino dei quali sarebbe una circumnavigazione della Luna da compiere con l’Apollo 8 addirittura a Natale. Benissimo tutto il resto.
  • L’equipaggio. Il comportamento di Schirra e dei suoi compagni è stato “formidabile”, come riconoscono anche quei tecnici che hanno dovuto accorgersi della decisa e risoluta personalità di Schirra. Il “raffreddore spaziale”, guarito in volo, dà però ancora da pensare ai medici della NASA. Si è fatta perfino l’ipotesi che le condizioni spaziali abbiano esaltato la vitalità dei virus, e che le sostanze radioattive fatte assorbire agli astronauti per altri controlli medici abbiano potuto attutire le resistenze dell’organismo. Come si vede, i “però” non mancano, anche in un clamoroso successo.

2018/11/02

1968/11/02: Conferenza stampa post-volo al ranch presidenziale

Presso il ranch del presidente degli Stati Uniti Johnson a Stonewall, in Texas, si tiene una conferenza stampa post-volo per Apollo 7. Johnson conferisce a Schirra, Eisele e Cunningham la Exceptional Service Medal della NASA per la loro missione; gli astronauti firmano i propri nomi nel cemento.

Il presidente coglie l’occasione per conferire la più alta onorificenza della NASA, la Distinguished Service Medal, a James Webb, recentemente ritiratosi dal ruolo di Administrator (direttore generale) dell’ente spaziale statunitense.





2018/10/24

1968/10/24: Dopo le prime visite mediche a bordo della portaerei, il ritorno a Cape Kennedy

Prima di lasciare la portaerei Essex l'equipaggio di Apollo 7 saluta i marinai e i cuochi di bordo (foto AP7-68-H-1057, scansione di Ed Hengeveld).


Il comandante della missione Apollo 7 a bordo dell'elicottero che lo condurrà dalla portaerei Essex alla base spaziale di Cape Kennedy (foto AP7-68-H-1059).


Il saluto dei tecnici e dirigenti della NASA ai pionieri dei voli spaziali Apollo. Si riconoscono nella foto, oltre all'equipaggio di Apollo 7, il direttore del Centro Spaziale Kennedy Kurt Debus e Rocco Petrone, direttore delle operazioni di lancio (foto AP7-68-H-1058, scansione di Ed Hengeveld).


Dopo le emozioni del rientro sulla Terra, il ritorno alla base di Cape Kennedy nell'articolo de La Stampa del 24 ottobre 1968 (dall'archivio personale di Gianluca Atti).

2018/10/23

1968/10/23: Il rientro di Apollo 7 nella prima pagina de "La Stampa"

La prima pagina de La Stampa  uscita nelle edicole italiane la mattina di mercoledì 23 ottobre 1968 (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

2018/10/22

1968/10/22: Rientro nell'atmosfera e "splashdown" nell'Oceano Atlantico

Dopo quasi undici giorni trascorsi nello spazio per Walter Schirra, Walter Cunningham e Donn Eisele è giunto il momento di rientrare sulla Terra. Alla 163ma orbita e dopo aver compiuto un viaggio di oltre 6 milioni e mezzo di km, ha inizio una delle fasi più delicate dell'intera missione, l'ultima incognita: il rientro nell'atmosfera.

Alle 11:56 ora italiana, dopo che è avvenuta la separazione tra il Modulo di Comando (CM), dove si trovano i tre astronauti e il Modulo di Servizio (SM), ha inizio il rientro attraverso gli strati densi dell'atmosfera. Da questo momento ha inizio il "black-out" nelle comunicazione tra il veicolo spaziale e la base di controllo sulla Terra a Houston, la cui durata è di circa tre minuti.

Raffigurazione artistica del rientro di una capsula Apollo nello spazio (credit: Spacefacts).


Sopportando una temperatura che si avvicina ai 2600 gradi centigradi, l'Apollo supera indenne, grazie allo scudo termico di cui è dotato, la fase più complicata del ritorno. Ora non resta che attendere la parte finale della discesa: l'apertura dapprima di due piccoli paracadute a circa 7000 metri di altezza, seguiti poco dopo da tre paracadute molto più grandi che permetteranno a Schirra, Eisele e Cunningham, i tre pionieri del programma Apollo, di ammarare nelle fredde e mosse acque dell'Oceano Atlantico. Già da alcuni giorni la portaerei americana Essex, addetta al recupero dell'astronave, sosta nella zona prevista per lo splashdown.

L'illustrazione raffigura la discesa finale di una capsula Apollo dallo spazio (dal libro "Navi spaziali" di Kenneth Gatland, 1969).


Ripristinato il collegamento radio tra la capsula e il Centro di Controllo, alle 12:07 italiane, puntuali si aprono i due piccoli paracadute stabilizzatori, importanti per orientare l'Apollo in una discesa più rettilinea e per fornire una ulteriore decelerazione all'equipaggio che si trova a bordo. Un minuto dopo si dispiegano i tre grandi paracadute principali che rallentano la capsula al momento del contatto con l'acqua da una velocità di 280 km/orari a 35 km/orari.

Alle 12:12 ora italiana lo "splashdown" nelle agitate acque dell'Oceano Atlantico. Walter Schirra, Donn Eisele e Walter Cunningham sono di nuovo a casa, dopo una fantastica "galoppata" di 163 orbite intorno alla Terra in dieci giorni, 20 ore e 9 minuti.

La cartina mostra il punto in cui l'Apollo 7 è ammarato (credit: Spacefacts).


Dopo l'ammaraggio e l'arrivo degli uomini rana avviene l'apertura del portello, a undici giorni esatti dalla sua chiusura; gli astronauti possono finalmente respirare la fresca aria marina (credit: Spacefacts).


Foto AP7-68-H-1037, scansione di Ed Hengeveld.


Foto AP7-68-H-990, scansione di Ed Hengeveld.


Un astronauta alla volta, "ingabbiato", viene recuperato e portato a bordo dell'elicottero (foto AP7-68-H-991, scansione di Ed Hengeveld).


Eccoli, i tre astronauti di Apollo 7, dopo undici giorni di volo nello spazio. Barbe lunghe, facce stanche ma sorridenti per il felice risultato conseguito con la loro missione: la Luna per l'America ora è più vicina (foto AP7-S68-52542, scansione di Ed Hengeveld).



Walter Schirra, Donn Eisele e Walter Cunningham a bordo della portaerei Essex che li ha recuperati (foto AP7-68-H-984, scansione di Ed Hengeveld).


Foto AP7-68-H-986, scansione di Ed Hengeveld.


Foto AP7-S68-49744, scansione di Ed Hengeveld.


Le voci di Piero Angela e Tito Stagno raccontano gli eventi per i telespettatori dei telegiornali RAI del 22 ottobre 1968:

1968/10/22: Il giorno del rientro su "La Stampa"

La cronaca su La Stampa dell'ultimo collegamento televisivo del giorno precedente e sulle prossime fasi del rientro dell'equipaggio (dalla collezione personale di Gianluca Atti).


Nelle pagine interne de La Stampa la notizia del collegamento in diretta televisiva sul canale nazionale della RAI del rientro della capsula Apollo (dalla collezione personale di Gianluca Atti).

2018/10/21

1968/10/21: Vigilia del rientro

Ultimo giorno completo nello spazio per i tre astronauti di Apollo 7. Non mancano però ancora una volta le discussioni e le polemiche tra il comandante e veterano dello spazio Walter Schirra e il centro di Controllo del volo a Houston nel Texas. Da alcuni giorni, infatti, gli astronauti chiedono insistentemente che al momento del ritorno a terra non debbano indossare le tute spaziali e soprattutto il casco così come è accaduto durante le fasi del lancio; ciò per timore che l'enorme pressione che viene a crearsi durante la fase di rientro nell'atmosfera possa causare lo scoppio dei timpani, visto il raffreddore che li ha colpiti fin dal primo giorno della missione.

A meno di ventiquattrore dal rientro sulla Terra e dopo una accurata analisi della situazione, la Direzione del volo per bocca del "capo" degli astronauti Donald "Deke" Slayton accoglie seppur riluttante le richieste dei tre astronauti.

In questa ultima giornata in orbita avviene anche il settimo e ultimo collegamento televisivo diretto con la Terra.

Nelle immagini trasmesse a terra si notano i tre astronauti con la barba lunga e le facce stanche. Schirra quasi al termine del collegamento mostra un cartello con sopra scritto: "Mentre il Sole lentamente scende verso occidente, questa è la sigla di chiusura dell'Apollo7" e subito dopo un altro cartello con disegnata la capsula Apollo ondeggiante nell'Oceano Atlantico. Sono ormai più di duecento quarantacinque ore che i tre americani, chiamati a sperimentare per prima la capsula che servirà all'uomo per raggiungere la Luna, sono nello spazio.

Ora però si presenta una delle fasi più critiche dell'intera missione: quella del rientro nell'atmosfera terrestre.

Il comandante di Apollo 7 Walter Schirra ripreso durante l'ultima trasmissione in diretta, la settima, nello spazio.